Ico
Un viaggio onirico, narrato da Gianfranco Angelucci, che parte da Federico Fellini, attraversa Terry Gilliam e Bob Fosse, fino ad arrivare all’invisibile regista del documentario. Attraverso la storia dell’arte e del cinema, la pittura e la danza Ico è “cinema che parla di cinema”.
Le riprese si sono svolte in parte al teatro Fellini, presso Cinecittà, in parte nel centro storico di Roma e in parte in una sala pose presso la RUFA. La semplicità della produzione è stata una conseguenza del brillante lavoro fatto in scrittura e in pre-produzione. Le idee chiare della regista, aiutate da un team di giovanissimi sensibili e preparati, ha fatto sì che le giornate di set non fossero mai fonte di ansia o angoscia, ma piuttosto un luogo e un tempo divertente e meraviglioso su cui mettersi alla prova con la consapevolezza di star creando qualcosa di bello.
Quasi tutti i membri della troupe sono, o sono stati, studenti della Rome University of Fine Arts, fatta eccezione per Michele Gualano (laureando presso il Saint Louis College of Music) e i due interpreti Giulia Poggioli e Edoardo Vatta (entrambi studenti presso Elle Studio, Accademia di danza).
L’obiettivo del documentario è quello di presentare un insormontabile genio, che spesso spaventa, come Federico Fellini come un amico. Per questo, la narrazione è lasciata tutta alla voce di Gianfranco Angelucci, collaboratore e grande amico di Federico, che viene lentamente analizzato, smontato e ricostruito, fino ad arrivare ad un grande omaggio personale (la performance). Ico, diminutivo di Federico appunto, indaga sul rapporto tra l’artista e l’arte, come spesso le due cose si fondano quando c’è di mezzo la genialità, rendendo l’una indistinguibile dall’altra.
Artista